La prima tappa è lisola di Krk, in Croazia. Man mano che ci avviciniamo alla costa aumentano i colori e gli odori mediterranei; la strada, copiando a meraviglia la frastagliata costa, ci invita e ci tenta. Passata la città di Rejika (Fiume), percorriamo un ardito e sottile ponte che collega la terraferma allisola. Il paesaggio cambia rapidamente; la macchia mediterranea invade il panorama e un profondo odore di liquirizia e di ginestre passa attraverso il casco. Il paese di Krk ci accoglie nella sua semplicità di borgo marinaro.
Dopo una breve deviazione, salite le moto nel battello, raggiungiamo lisola di Pag. Il paesaggio che si presenta è davvero singolare, niente alberi, vegetazione scarsa, solo roccia e tanti, tanti muretti a secco che delimitano i confini e i pascoli di pecore. Gli odori della natura sono forti e il lungo nastro di asfalto li raccoglie tutti. Lasciata lisola e ritornati in terra ferma, si devia verso lentroterra croato. Il mare si allontana e le forme della campagna si avvicinano. Con essa arrivano anche il silenzio e una strana immobilità; per chilometri nessuna forma di vita, una campagna dalle forme sgraziate, che porta indelebili i segni dellinfernale «pulizia etnica». Schegge darma ancora per terra, lasfalto segnato, case sfregiate da pallottole e sventrate da esplosioni, abbandonate in fretta e mai più riabitate. I segni della vita che vi fu scomparsi; la natura, impegnata a riprendersi tutto, ben presto coprirà gli orrori; ma non sarà così per la coscienza, luomo ancora una volta, nonostante la memoria, non ha esitato a compiere unaltra atrocità.
E la giornata del tappone, circa 600 km. da percorrere su strade non scorrevoli. Si parte di buon ora, il tempo ci assiste, una invitante strada in salita ci avvicina alla frontiera con la Bosnia Erzegovina. Il territorio è prevalentemente montuoso, ogni tanto si aprono splendidi altopiani ricchi di foreste. Alla frontiera sbrighiamo le formalità e via verso Mostar. Dallalto ammiriamo la città situata in una valle racchiusa da montagne. Entrando, sono ben visibili i segni lasciati dalla guerra; la città è attraversata dal fiume che la divide in due grandi quartieri, non più collegati dal famoso ponte, simbolo dellintegrazione, distrutto dai bombardamenti. Sono iniziati i lavori per ricostruirlo e nel frattempo ne è stato edificato un altro. Lasciata alle spalle Mostar, imbocchiamo la statale per Sarajevo, che si snoda sotto gallerie buie e insidiose, attraversando innumerevoli centri abitati.
Sarajevo ci accoglie con tutti i suoi contrasti. Traffico intenso, grattacieli sventrati e grattacieli nuovissimi. Le case portano evidenti i segni dei cecchini. Il sole illumina i villaggi ed i bianchi cimiteri disseminati sulle colline circostanti. Visitiamo il quartiere mussulmano, con le sue moschee, le viuzze strette ricche di botteghe di artigiani. Sempre presenti le ronde dellesercito internazionale di stabilizzazione.
Non appena lasciamo Sarajevo inizia a piovere. La strada sale in montagna, la pioggia si fa più intensa. E un vero e proprio temporale, con fulmini e grandine, quello che ci accompagna al primo passo, la visibilità è ridotta, fiumi di terra e anche sassi invadono la stretta strada di montagna. A nessuno viene in mente di fermarsi, ormai lesperienza lituana ha insegnato che, dopo i primi km., ci si abitua anche ai temporali. Ci attende Dubrovnik, arriviamo dallalto e la vista della città illuminata che si specchia sul mare è indimenticabile..
Da qualsiasi parte il visitatore entri in città, non può fare a meno di esclamare stupore e meraviglia. Sia che entri dalle porte sotto gli austeri bastioni, che da uno dei tanti vicoli che ricordano Genova, lo scenario che si apre agli occhi è di quelli indimenticabili. E come entrare in un immenso palazzo del 400, coperto da un tetto di stelle; il corso principale, largo, lastricato a marmo e contornato da eleganti facciate, ti accoglie e si mostra in tutto il suo splendore.
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