Il cortocircuito mentale dopo 5.500 km in 20 giorni ammassa i ricordi tra un neurone e laltro. Esito: la mappa della memoria del viaggio in Francia e Spagna è talmente confusa che orientarsi è impossibile.
Il tuffo freddo nellOceano di Tarifa si sovrappone al tuffo emozionale da 100 metri daltezza nel parco giochi di Tarragona. Le distese desertiche di Cabo de Gata fanno a pugni con gli orribili grattacieli visti dallautostrada sopra Benidorm. Io e i miei amici siamo stati indietro nel tempo davvero passando per il Medioevo di Besalù e Girona? Oppure era solo uno dei film proiettati a Cannes? Il giro in bici sullisola di Porquerolle ci ha lasciati senza fiato come certi topless breathless sulle spiagge. Fenicotteri rosa, delfini, squali, tori, mucche, cavalli: non mi ricordo quali erano liberi e quali no. Non capisco se finiranno mai la Sagrada Familia, se il caldo del Bar Marsella era dovuto allassenzio, se il sole splende diversamente nel quartiere di Gracia, se la spiaggia di Barça si riempie di impiegati in pausa. Mi perdo tra i vicoli di Cordoba e mi ritrovo nella meraviglia naturale e religiosa dellAlhambra a Granada. Dove sarò alla prossima svolta? Intravedo allorizzonte i castelli di sabbia di Peñiscola, il rio Guadalquivir, la Garganta del Chorro, i 90.000 sugli spalti del Camp Nou e gli artisti cileni di strada già incontrati nella notte valenciana. La sensazione della strada che scorre, quella sì che potrei descriverla esattamente senza scherzi della memoria. Ma non cè tempo. Un sorso di Chinotto ed è già ora di ripartire.