Overview
Dense foreste rivestono i versanti dei monti più elevati della Penisola Balcanica, dove la scarsità di popolamento ha consentito la conservazione degli animali selvatici, alcuni in via di estinzione. Siamo in Bulgaria, un paese di modeste dimensioni, ma di millenarie tradizioni storiche. Un ambiente montano incontaminato per gran parte incluso nel Parco nazionale del Rila, la più estesa area protetta bulgara. Questo fino al 2007 anno in cui una sentenza ha sancito l'edificabilità dei parchi nazionali.
Ci facciamo accompagnare da Eléna, un'attivista ambientale, in un trekking sul Monte Rila tra laghi, foreste e monasteri, fino a raggiungere la cima del monte Mussala con i suoi 2.925 m s.l.m. per guardare con i nostri occhi e documentare lo stato della conservazione ambientale in questo sorprendente angolo dei Balcani.
Step 1: Il tetto della bulgaria
Arrivati a Sofia ci trasferiamo in pullman verso la località Borovrtz, ai piedi del Pizzo Mussala. Partiamo per l'ascensione usufruendo di un impianto di risalita che ci porta mille metri più in alto, poi continuiamo a piedi per un dislivello di 600 metri fino a raggiungere il tetto della Penisola Balcanica. Intanto Eléna comincia a raccontarci del boom dell'attivismo ambientale bulgaro, che negli ultimi anni ha registrato un picco di adesioni, soprattutto da quando è nata una rete chiamata “Affinchè la natura perduri in Bulgaria”, Za da ostane priroda v Bulgaria, in bulgaro. Lo scopo principale è quello di bloccare la frenesia costruttiva nel Paese, che non si ferma davanti alle riserve naturali.
Arrivati a quota 2700 metri effettuiamo una breve sosta nel rifugio Everest, sul bordo di un lago ghiacciato per la maggior parte dell'anno. Alla vetta manca poco più di mezz'ora. Cima poco significativa dal punto di vista alpinistico, ci pensa il panorama a compensare: lo sguardo arriva fin oltre il complesso montuoso del Rila. In vetta troviamo l'osservatorio meteorologico all'interno del quale sono stati ricavati due locali a uso rifugio.
Step 2: La valle di Maliovitza
Entriamo in una delle vallate più belle del complesso percorrendo il sentiero che ci porterà sull'omonima vetta, a 2775 m.s.l.m.
Arrivati al lago di Elena, ascoltiamo volentieri la nostra istancabile accompagnatrice che ci racconta la leggenda di questo lago ameno e delle cime che lo circondano.
Giunti sulla vetta di Maliovitza, rimaniamo con il fiato sospeso. Un’incantevole panorama si apre intorno a noi. Ai nostri piedi le vallate ricoperte di antiche foreste di abeti alti fino a 6 metri sembrano sussurrare i segreti della natura. L’area è un’importante stazione sciistica dotata di piste da discesa e fondo adatte anche agli sciatori provetti: le più elevate sono situate a 2600 m di altitudine e hanno offerto in diverse occasioni lo scenario di prove agonistiche di Coppa del mondo.
Eléna ci racconta che queste zone fatte di vette innevate, gole profonde e mari di ghiaccio abitati da orsi e aquile sono considerate inabitate dai nuovi costruttori e al di fuori del diritto, dove i soprusi e gli abusivismi sembrano essere legittimati: in una notte una zona protetta può trasformarsi in un gigantesco cantiere.
Altre quattro ore di sentiero ci dividono dal Monastero di Rila il maggiore e più famoso monastero cristiano ortodosso della Bulgaria, fondato dai discepoli dell'eremita San Giovanni di Rila che nel X secolo dimorava in una grotta poco distante.
Entriamo nel cortile del complesso monasteriale per rimanere incantati davanti agli affreschi che raffigurano scene religiose dipinte nel periodo della rinascenza bulgara. Le mura di cinta e le molteplici feritoie rendono la struttura architettonica più simile ad una fortezza che a un monastero.
Verso mezzogiorno cominciamo a ridiscendere verso Bansko, la roccaforte della rinascenza che con il vecchio quartiere e la chiesa ci lascia percepire un’indimenticabile atmosfera remore della vita, delle sommosse popolari e della cultura bulgara dei secoli passati.
Step 3: I Sette Laghi
Dal rifugio Vada seguiamo il segnavia bianco-celeste che ci porta fino alla conca dei Sette Laghi. La salita è decisamente sgradevole, poiché per un'ora e mezza ci inerpichiamo in un bosco sempre più fitto che nell'ultima mezz'ora diviene un esasperante corridoio stretto e polveroso. Alla fine si esce all'aperto, e dopo un ultimo strappo si raggiunge la conca dei Sette Laghi e il rifugio omonimo. La cornice panoramica è magnifica, e l'acqua dei laghi non è affatto gelida, specialmente nel sesto lago, il più bello. Ogni lago ha un nome associato alle sue caratteristiche. Il più alto si chiama Salzata, Lacrima, per le sue acque cristalline. Quello immediatamente più in basso porta il nome di Okoto, Occhio, per la sua forma quasi perfettamente ovale; Babreka, il Rene, è il lago con le sponde più ripide di tutto il gruppo. Trilistnika, il Trifoglio, ha una forma irregolare e le sponde molto basse. Quello alla più bassa altitudine è il Dolnoto Ezero, lago Inferiore, dove gli emissari degli altri laghi si ricongiungono per formare il fiume Dzherman.
Intanto Elèna ci racconta che rimarrà ancora sul Monte Rila perché i lavori per la costruzione di una nuova una pista da sci inizieranno tra poco, seppure i costruttori non possiedano le dovute autorizzazioni. Negli ultimi tempi in molti si sono uniti al movimento per l’ambiente e le vittorie non sono mancate, eppure i problemi sono aumentati e mai come negli ultimi cinque anni tante risorse naturali sono state distrutte in Bulgaria.
Gli attivisti non si perdono d’animo consapevoli che cercare di vincere delle battaglie isolate è meglio che non lottare affatto e stimolare il consenso e la sensibilità nei confronti dell’ambiente regalerà prima o poi i suoi frutti.
Di Marta Ponte