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VÍDEOS/FOTOS

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La fotografia è un’arte. Oltre al rilevante valore estetico siamo del parere che l’utilizzo migliore delle sue doti si trovi nella possibilità di raccontare attraverso le immagini statiche.

Un aereo ci conduce a Lagos, la capitale commerciale e finanziaria della turbolenta Nigeria. Qui armati della più anonima attrezzatura fotografica e di quella professionale da usare solo quando le circostanze lo permettono, siamo pronti a raccontare la storia di una città, emblema del fenomeno di urbanizzazione mondiale e dell’Africa Occidentale in particolare.

Gli scatti che immortaleremo racconteranno a parole loro l’evoluzione di una città, i suoi lati oscuri e le speranze, le contraddizioni e la voglia di sopravvivenza all’interno dei suoi slum.

 

Step 1: Victoria Island

Iniziamo il nostro reportage fotografico partendo dalla Lagos “bene”, quella delle meravigliose spiagge su cui si infrangono pure e maestose le onde dell'oceano. Sono Tarqua Bay e Light House raggiungibili con il banana boat, la barca che parte da Victoria Island. E al nostro ritorno è quest’isola a sud della laguna di Lagos a essere il soggetto al centro dei nostri scatti. Edifici lussuosi, ambasciate e appartamenti residenziali si susseguono a Victoria, dove vivono e lavorano gli alti dirigenti e i funzionari stranieri e nigeriani che arrivano a pagare 60mila dollari l'anno per un appartamento di tre stanze.

Ci accorgiamo in pochi istanti che quello che la nostra fotocamera registra senza sosta, consapevole che è sempre meglio scattare in eccesso e scartare in seguito, è solo la punta di un iceberg. L’isola di Lagos è il vero cuore finanziario e commerciale della città. Qui tutto è attraente, è ricco e ha un aspetto occidentale, adagiato su una costa da sogno. Fotografiamo gli edifici in cui hanno sede le maggiori banche, gli uomini in giacca, cravatta e ventiquattrore che entrano e escono dagli edifici sontuosi e modernissimi. I grandi magazzini e i passanti con le buste stracolme di shopping andato a buon fine. I bellissimi ristoranti, francesi e italiani e i trafficanti del mercato nero che proprio qui e nell’isola di Ikoyi, dove si trova la maggior parte degli appartamenti residenziali, fanno i loro affari migliori.

 

Step 2: Megaslum

Ci allontaniamo dalle isole più belle e ricche di Lagos portando a casa qualche buono scatto che sicuramente supererà indenne lo screening per entrare a far parte indisturbato del nostro reportage fotografico.

Appena usciti dall’isola di Ikoyi non possiamo fare  a meno di pronunciare ad alta voce una riflessione, che per quanto scontata, non ci impedisce di rabbrividire. Il paragone tra questa città e le vecchie capitali europee degli anni dell’industrializzazione non si fonda solo sulla presenza di un’area estremamente ricca, accanto a una immensa e povera. Quest’ultima vive esattamente nello stesso squallore, mancanza di igiene e sanità che imperversava qualche secolo fa prima che certe malattie mortali fossero debellate e prima che la penicillina arrivò a salvare dalla morte certa per malattie oggi considerate tutt’altro che gravi. Cercando di non dare nell’occhio fotografiamo scene di vita quotidiana, le “strutture” degli slum e i loro  abitanti.

 

Step 3: E musica

Entriamo al cospetto del più grande slum africano: un ammasso di baracche dai tetti di lamiera che già ospita 600mila persone in un corridoio lungo meno di tre chilometri. Ed è di circa 600 mila unità che la popolazione di Lagos continua a crescere ogni anno, oggi già stimata a 17 milioni di abitanti.

Eppure i sobborghi periferici di Lagos finiscono per riservarci inaspettate e insuperabili emozioni. I locali notturni e di musica dal vivo sono più numerosi qui che in qualsiasi altra città dell'Africa Occidentale. Il vecchio locale notturno in cui si esibiva Fela Kuti, The Shrine, si trova nel distretto operaio di Ikeja e il locale di Sunny Ade, l'Ariya Night Club, a Yaba. Il Jazz 38 è un locale all'aperto dove ognuno può portare i propri strumenti musicali e improvvisare con il gruppo.

Ma le emozioni non finiscono qui. La gente che balla per strada, tra lo squallore di baraccopoli di lamiera  e l’immondizia di una città in mano alla corruzione e in preda alla diseguaglianza sociale ci commuovono. La voglia di divertirsi e creare della buona musica che esce dagli strumenti musicali della stessa gente che ha ribattezzato la NEPA (National Electric Power Authority) come Never Expect Power Always. Lo guardo trasparente dei bambini ci invita a ridere e sembra convincerci che, seppur nel corso di un breve viaggio, un pezzetto d’Africa siamo riusciti a catturarlo, nei ricordi e anche nei nostri scatti.

Di Sara Argentesi

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ningxiaoyan - 11 meses atrás

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