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No score. No competition. E’ un gioco di pace in cui gli avversari sono partner che giocano insieme per raggiungere un obiettivo. La splendida riuscita della partita.

Siamo a Tel Aviv sulla sabbia morbida e dorata dell’immensa Gordon beach, dove si gioca quello che da molti è definito lo sport nazionale israeliano. E’ il Matkot, per gli italiani Racchettoni. Qui come in nessun altro posto al mondo magnetizza la passione sfrenata e l’energia di milioni di bagnanti che popolano le coste dello Stato di Israele, baciate dal sole tutto l’anno.

Pieni di voglia di vita da spiaggia, di stare in compagnia e abbrustolirci le spalle sotto il sole cocente della Terra Promessa, ci armiamo di racchettoni rigorosamente in legno, pallina da squash e raggiungiamo anche noi la spiaggia.

 

Step 1: Beach culture

Passeggiando lungo Gordon Beach bisogna tenere gli occhi aperti. Le palline colpite dai Matka sibilano nell’aria a velocità minacciose. Arrivano da ogni angolo e esclusi i bagnanti che si crogiolano al sole, gli altri ci sembrano tutti atleti, pieni di energia e di voglia di sfogarla. E quest’idea, sospinta da una nostra leggera invidia, non è molto distante dalla realtà. Passeggiando sulla New Promenade, dal porto di Tel Aviv a quello di Jaffa, il quartiere antico della vecchia città, i telavivini sfilano tutto il giorno, impegnati in un’intensa attività fisica di ginnastica, jogging e yoga.

E poi due racchette di legno, una pallina di plastica e l’acqua fresca del Mediterraneo. Ci è subito chiaro che questi semplici e basilari ingredienti sono l’ideale per allontanare la mente dai pericoli e dalla violenza con cui gli abitanti di Israele convivono ogni giorno, sin dalla nascita del piccolo stato. E in questo ritroviamo il carattere più autentico di Tel Aviv, nata intorno a una collina di sabbia, con la vocazione bohemien e la voglia di allontanarsi dal congestionato mondo religioso  di Gerusalemme concedendosi divertimento e spensieratezza.

 

Step 2: Un ufficioso museo di Matkot

Che la passione sfrenata per il Matkot abbia una chiara valenza identitaria non è un mistero. La gente qui ama qualcosa di totalmente israeliano e in tanti si prodigano per ufficializzare questo sport da spiaggia, organizzare tornei e renderlo un giorno un evento olimpico. Incontriamo Amnon Nissim, anziano immigrato yementita che insieme al suo compagno di gioco Morris Tzadok, si autodefinisce il padre del Matkot. Nel suo appartamento al civico 61 di Rehov Shabazi ha costruito un  museo dedicato alla disciplina del beach tennis che corona il sogno di una vita, una vita dedicata al Matkot. Foto, disegni, t-shirt indossate dai grandi, una collezione di oltre 400 racchette e poi racchette trasformate in orologi e mobili a forma di racchetta, rigorosamente costruiti con le sue mani. E’ dall’età di 6 anni che Nassim si reca sulla spiaggia di Gordon Beach, la notte sogna la partita del giorno successivo e il  giorno successivo alle 6.00 del mattino è lì per giocarla. L’angolo di spiaggia sotto il Crowne Plaza Hotel di Gordon Beach ospita da 70 anni le migliori partite di Matkot, un terreno di gioco che è ormai un mito in tutta Israele.

 

Step 3: Hof Hadatiyim e Hof Haclavim

Un’illustrazione  del 1932 di Nahum Gutman ci da il primo indizio storico che si riferisce al Matkot. Ospitata in un museo dedicato all'artista a pochi isolati dall’appartamento di Nissim raffigura una scena di spiaggia a Tel Aviv, con due giovani molto simili  ai giocatori di oggi di Gordon Beach.

Un po’ perché il matkot inizia ad appassionarci, un po’ perché anche noi amiamo il mare  e la vita da spiaggia, non ci facciamo sfuggire una visita della costa di Tel Aviv. A Hof Hadatiyim, la spiaggia dei religiosi, si reca chi si impegna a rispettare la distinzione tra i sessi. Uomini e donne vi accedono a giorni alterni e anche qui le regole del Matkot sono le stesse. L’obiettivo è quello di effettuare il più alto numero di passaggi in round di tre minuti, sempre colpendo la pallina con la massima forza di cui si dispone, a una distanza di otto metri l’uno dall’altro. O in alternativa si palleggia solo per il gusto di farlo e stare in compagnia. Atzmout Beach, a due passi dall’Hilton Hotel, è la spiaggia dei gay. Non bisogna essere necessariamente omosessuali per accedervi, mentre la maggior parte dei frequentatori lo sono. I proprietari dei cani scelgono la Hof Haclavim, poco più a sud della spiaggia religiosa. Anche qui, mentre i cani giocano indisturbati, concentrati su sé stessi e sulla socialità, i proprietari si divertono armati di matka, palleggiando con disinvoltura sul bagnasciuga.

Di Sara Argentesi

Comentários
yaoming988 - 16 dias atrás

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ningxiaoyan - 11 meses atrás

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