Overview
Il suo nome, Coro, in lingua indigena significa vento. Soffia a una velocità media di 35 km orari, ed è con questa forza costante che nascono Los Medanos. Dune di arenaria che formano una corpulenta striscia di sabbia che lega il Venezuela alla penisola del Paraguanà. Un luogo dai colori intensi e l’atmosfera surreale, circondato dalle acque verdi dei Caraibi.
Accompagnati dalla nostra migliore attrezzatura fotografica raggiungiamo Coro, per fotografare il paesaggio del Parco Nazionale più atipico e affascinante del Paese, insieme alle innumerevoli specie botaniche che colorano il giardino xerofito Leòn Croizat, a due chilometri dalla città.
Step 1: La città del vento
Dopo circa 2 ore di viaggio da Caracas arriviamo a Coro. Ad accoglierci l’Arawak il vento che soffia costante tra i vicoli e per le strade della città vecchia. L’architettura coloniale, tra le più belle del paese, si presta ad essere il nostro primo soggetto fotografico, sebbene i nostri obiettivi, in attesa negli zaini, siano qui per fotografare la natura mozzafiato che si estende selvaggia a soli pochi chilometri da Coro. Le opere architettoniche più importanti sono quelle successive alla fondazione della città, uno dei primi insediamenti europei nel Continente. Risalgono al XVIII secolo, quando Coro divenne centro di contrabbando in combutta con le vicine isole di Curaçao e Bonaire. Percorriamo Calle Zamora, stupenda strada pavimentata a ciottoli. Ai suoi due lati scorgiamo le lussuose residenze signorili, simbolo di quel periodo fiorente, tutt’intorno le case coloniali dipinte di colori pastello, delle tonalità del blu e del rosso.
Ed eccoci all’entrata del giardino intitolato al naturalista Leòn Croizat che nel 1970, alla veneranda età di 76 anni, realizzò insieme a sua moglie Catalina uno dei suoi sogni più ambiti, la creazione di un giardino xerofito, focalizzato sull’importanza della relazione imprescindibile tra ogni specie vivente e il suo habitat.
Step 2: Macro
Con macchina fotografica e obiettivi alla mano eccoci alle prese con la messa a fuoco di Cactaceae e Euphorbiaceae, le specie botaniche di maggior interesse per il naturalista, quelle che in questa zona arida del Venezuela, coadiuvate dalla costante brezza salmastra, trovano un ambiente adatto alla conservazione. La contrapposizione tra le piante spinose e prive di foglie e quelle lussureggianti nel pieno della fioritura rende l’idea della complessità dell’evoluzione. Cerchiamo di riproporre questa giustapposizione nei nostri scatti.
Indirizziamo la luce del flash sulla Euphoria Milii, secondo il mito una delle piante usate dalla Maga Circe per la confezione di pozioni magiche. Il colore intenso del fiore che incorona la pianta durante tutto l’arco dell’anno, è circondato dalle foglie verde chiaro tipiche di una pianta grassa inaspettatamente provviste di affilate spine che si diramano dallo stelo. Ma la specie più particolare che merita tutta la nostra attenzione è un’altra. E’ la Welwitschia mirabilis, una delle piante più antiche del mondo, diffusa nell’Africa sudoccidentale e inaspettatamente anche qui, nel giardino botanico di Croizat. Charles Darwin la definì "l'ornitorinco del regno vegetale". Una matassa di nastri verdi adagiati sul terreno, composta da due sole lunghe foglie che crescono fino a cinque metri, un tronco cortissimo e fiori al centro che sono delle vere e proprie pigne: un enigma per ogni studioso di botanica.
Step 3: Médanos
Seguendo la strada che porta a Punto Fijo e Adícora, raggiungiamo il Parco Nazionale Médanos di Coro.
I colori della sabbia e le forme delle dune danno vita a un paesaggio singolare e attraente. Le dune formatesi nei secoli hanno finito con l’unire l’isola di Paraguanà alla terra ferma. L’ambiente è desertico, ma durante l astagione delle piogge, da maggio a ottobre, si formano delle piccole lagune nelle depressioni dove crescono alghe e erbe.
Iniziamo la nostra scalata dei médanos, le montagne di sabbia arenaria in continuo movimento che rendono inquietantemente palese quanto ogni singolo istante sia completamente differente dal successivo. Proviamo anche noi come i più piccoli frequentatori del parco l’ebrezza di rotolare dalla cima di un médano fino a valle, sulla sabbia tiepida che ci avvolge in discesa.
Di Sara Argentesi