Questa non e' ancora la morte di questa metropoli formicaio, a quella ci pensera' forse un giorno lo scioglimento dei ghiacci polari. Di certo questa e' pero' l'agonia del suo mare. Spiace dare di me un'immagine patetica, ma stamane su quella spiaggia ho pianto come un fesso di fronte ad un simile sfacelo. Provo a rendermi utile riprendendo tutto, ecco cosa faccio, imprimo sul nastro questa visione di colorata decadenza umana, immortalo l'epica Babele del ventunesimo secolo che si dibatte tra i rifiuti, e ve la mostro.
Bombay, un'isola con le fauci spalancate su un boccone troppo amaro, una sporta di polietilene piena d'oro fra milioni di altre piene di merda. Ed io tra di loro, aspettando il monsone purificatore, il primo treno, un aereo o magari un auto per Madras.
Via di qua. Via. Questa citta' la odio a tal punto che forse comincio ad amarla troppo. Tanti auguri Bombay, a meno che tu non riesca a sovvertire in fretta questa catena montuosa di contraddizioni piu' alta dell'Himalaya, ci si vede per il tuo funerale. Forse.