Un mese di tempo, per chi si considera un viaggiatore, può sembrare poco, ma nel mio caso è stato comunque sufficiente per vivere unesperienza di grande valore.
Da qui parte il mio racconto di viaggio, per come mi riesce, attraverso un Brasile, da sud a nord, che sebbene soffra di gravi problemi sociali riesce incredibilmente ad esprimere e mantenere uno spirito di allegria e di felicità popolare che tutto il mondo gli invidia. La novità assoluta in questo viaggio, per me, è una videocamera in mano, che utilizzo in Brasile per la prima volta. Abbiate pazienza se le immagini non sono il massimo. Sono un assoluto dilettante!
Era dai tempi in cui vivevo in Germania che non provavo una sensazione di lontananza psicologica così netta dalla mia vita in Italia. Nei viaggi che hanno intervallato la mia parentesi tedesca a questa esperienza Brasiliana non ero riuscito a trovare quello che cerco nel profondo di ogni viaggio. Il giorno della mia partenza mi sento emozionato come un bambino che scarta il regalo più bello il giorno di natale. Il cuore mi batte a ritmo irregolare ogni volta che immagino cosa mi aspetta tra poche ore. Sono qui, solo, seduto su questa poltroncina ad aspettare il momento in cui laereo decollerà e mi sento pulito nella coscienza come un cielo senza nuvole a dieci mila metri. Rio sto arrivando, il mio sogno si avvicina, ne sento il respiro e la tua energia mi carica come una bomba.
Sono pronto, si vola!
La partenza ed il ritorno, spesso, sono i due momenti più emozionanti di un viaggio e quando mi vedo alzare in quota quasi non riesco a trattenermi ed inizio ad urlare in silenzio chiudendo gli occhi ed abbassando la testa sulle ginocchia. Un flusso inarrestabile di pensieri mi assale e penso alla mia vita.
E fatta, mi convinco, ormai dal mio sogno mi separano solo un oceano di nuvole
Eccomi. Sono arrivato. Sto camminando su una strada diversa da quella che calco tutti i giorni a casa mia. Sono a Rio!
La sorpresa però è che limpatto con la realtà locale è brusco come uno schiaffo inatteso. Mi ci vorranno un paio di giorni per accettare questa povertà così intrinseca nella vita che scorre a Rio de Janeiro. La miseria qui è ovunque, impossibile schivarla. Dallaeroporto prendo un taxi che mi porterà ad Ipanema, allAdventure Hostel (manco a farlo apposta) ma nel tragitto che mi separa dal mio letto costeggiamo un paio di favelas che vivo come un trauma. Non sono riuscito a filmare perché troppo intimorito. Certe cose le vedi solo nei documentari in tv, quelli in seconda serata che danno su Rai 3. Io non ero preparato ad uno sconvolgimento della realtà così netto. Poi mi sono accorto che ci si abitua a tutto e dopo diversi giorni di viaggio non mi faceva quasi più effetto guardare la miseria da vicino.
Fermi ad un semaforo veniamo assaliti da ragazzini vestiti solo di qualche straccio sgualcito che cercano di venderci qualsiasi cosa per una manciata di Reais. Uno di loro però si accorge del mio zaino riposto al mio fianco sul sedile posteriore e cerca con un gesto felino di agguantarlo con la mano, ma fortunatamente per me il bagaglio è troppo pesante per un corpo così esile come il suo.
Arrivo in ostello allimbrunire e mi accorgo che Daniele, in Brasile, è un nome femminile e che la prenotazione fatta un paio di giorni prima del mio arrivo non valeva uno sputo, dato che negli ostelli si dorme in camerate separate, uomini e donne.
Iniziamo bene, mi dico!
Tuttavia, tra ragazzini disperati che cercano soldi facili coi turisti e qualche problema nel trovare un letto dove appoggiarmi, arrivo a Rio de Janeiro ed il mio viaggio inizia così, in una matassa aggrovigliata di emozioni e con una carica di energia, che quasi non mi riconosco.
Questo era proprio quello che cercavo
Che meraviglia!