Overview
Sulle tracce della misteriosa saga della spedizione perduta di Sir John Franklin, partiamo a bordo della rompighiaccio russa Kapitan Khlebnikov, compiendo il leggendario percorso che collega l’Oceano Atlantico al Pacifico attraverso l’arcipelago artico del Canada. Scivolando sulle acque fredde dell’Artico, avvicinineremo gli immensi fiordi della Groenlandia, passeggeremo sulla tundra del’isola di Baffin, avvisteremo orsi polari e trichechi.
Un itinerario di 21 giorni dalla Groenlandia ad Anadyr, in Asia navigando su una rotta inesplorata fino al secolo scorso. Il regista irlandese John Murray, autore di 8 film documentari girati nelle regioni polari, ospite sulla Kapitan Khlebnikov ci accompagnerà lungo la spedizione artica, illustrandoci insieme all’esperto equipaggio della nave punti di vista e considerazioni, con instancabile disponibilità.
Step 1: Inuit
Ci accolgono le facciate delle case coloniali del XIX secolo a Sisimut, dove le tradizioni del passato si incontrano con le usanze moderne, svelandoci un primo assaggio dell’anima della Groenlandia, una terra in cui le montagne di ghiaccio toccano i 3000 metri di altezza e dalla costa si vedono passare gli iceberg che la rifrazione solare colora di sfumature d’azzurro, verde o rosa. Non ci sono strade e il mezzo usato comunemente per gli spostamenti è la slitta trainata dai cani.
Assistiamo a una dimostrazione del kaiaking tradizionale. I kaiak sono quelli tipici, usati dagli uomini per la pesca in mare, mentre gli umiak, letteralmente barche delle donne, sono le canoe utilizzate per il trasporto dei bambini e degli alimenti negli spostamenti. Ma è a Pond Inlet, nel cuore dell’isola di Baffin che, accolti dalla moderna comunità di Inuit che abbiamo modo di avvicinarsi meglio ai costumi e alle tradizioni di questi abitanti dei ghiacci. Prima di raggiungere l’isola, che è la Helluland della celebre saga Islandese di Erik the red circumnavighiamo a bordo di Zodiac, il gommone in dotazione della Khlebnikov, Ilulissat Isfjord. Un’enorme parete di ghiaccio scoscesa che ospita sulla sua sommità uno dei ghiacciai più grandi al mondo.
Step 2: Il cimitero di Franklin
Attraversando la baia di Baffin entriamo nell’arcipelago artico canadese. Lo spirito dei numerosi esploratori che hanno tentato in passato la scoperta del passaggio a nord-ovest aleggia su queste acque, dove la stretta morsa del ghiaccio è stata fatale al cammino di tante imbarcazioni. La nostra prossima fermata è a Devon Island, la più grande isola deserta al mondo.
La temperatura si aggira intorno ai 10° e a mezzanotte il sole è alto all’orizzonte. Solo una magra popolazione di animali selvatici abita la zona. A ovest rispetto a Devon Island c’è Beechey Island e qui, sulla distesa di sabbia scura dell’isola giacciono i resti della spedizione fallita di Franklin e delle due imbarcazioni perdute, la Terror e l’Erebus. Le tombe ricordano la tragica scomparsa dell’equipaggio, che abbandonate le navi, strette dal ghiaccio, proseguirono fino qui a piedi dove perirono, miseramente avvelenati dal piombo presente nel cibo in scatola. John Murray, da anni partner di Quark Expedition, il tour operator che ci regala la possibilità di questa incredibile spedizione, ci regala una breve presentazione del suo lavoro documentaristico raccontando alcune delle incredibili avventure in cui ha avuto modo di imbattersi filmando e documentando uno dei posti più selvaggi al mondo.
Step 3: Fauna artica
A Prince Regent Inlet entriamo nel tratto dell’itinerario scoperto da Prince Regent all’inizio del XIX secolo, prima che il norvegese Roald Amundsen riuscisse per primo a scovare la rotta del passaggio a nord ovest da secoli ambita traiettoria per i commerci navali tra Asia, Europa e America. L’itinerario ci conduce presso lo stretto di Bellot, largo solamente 2 km. Siamo completamente circondati dal ghiaccio. Prima di esplorare le meraviglie incontaminate della tundra artica di Johansen Bay e passare lo stretto di Bering per terminare il nostro viaggio in Alaska ci attende un’altra avventura nella candida cornice dell’artico. A bordo di Zodiac ci avviciniamo ai ghiacci e alla costa per avvistare i grandi mammiferi dell’Artico.
La lepre artica e il Bue muschiato, i grandi cetacei e i trichechi sono le specie più popolose al Polo Nord e sui ghiacci che ricoprono il Mar Glaciale Artico. La nostra spedizione sembra sfortunata. Volevamo avvistare dei trichechi con le lunghe zanne d’avorio che l’hanno reso nei secoli una preda prediletta dai cacciatori. Eppure sulla via del ritorno è inaspettatamente la vista dell’Orso bianco nel suo ambiente naturale a segnare il momento più emozionante e stupefacente dell’intera spedizione.
Di Sara Argentesi