Overview
Yatra in sanscrito significa pellegrinaggio spirituale. E’ questo il significato più profondo del nostro viaggio.
Da Haridwar ai piedi dell’Himalaya, risaliremo il corso del Gange, passando per Rishikesh, la capitale dello Yoga, fino a raggiungere le sorgenti del fiume sacro. Un pellegrinaggio attraverso i vari Ashram, i luoghi tradizionali dove si svolge la pratica dello Yoga e della meditazione. Per approfondire le nostre conoscenze della cultura Indù e della disciplina millenaria il cui scopo ultimo è quello della realizzazione del Sé e della conseguente unione con l’Infinito.
Step 1: Ganga Aarati
L'aria tersa delle regioni dell'Himalaya ha un effetto immediatamente rigenerante sui nostri corpi fisici provati dalle fatiche del lungo viaggio che ci ha condotto nell’Uttarakhand.
E’ qui che il fiume Gange abbandona l'Himalaya per iniziare il suo viaggio lungo le pianure dell’India. Qui la Grande Madre, ha acque limpide e non ha ancora iniziato ad assorbire in sé l'oscurità dell'umanità. E’ per questo che Haridwar è considerato un luogo sacro.
La città è piena di luoghi di culto, di raffigurazioni di divinità e di centri yoga dove inizia il nostro percorso di ricerca e pratica della disciplina arrivata sino a noi occidentali grazie al lavoro di Paramahansa Yogananda, inviato nel 1920 in America dal suo Guru - Sri Yukteswar, uno dei più avanzati discepoli di Lahiri Mahasaya per portare le pratiche del Kriya Yoga e la conoscenza delle verità eterne universali nel nostro mondo.
Assistiamo alla cerimonia religiosa che ogni sera si celebra sulle rive del Gange. in cui i numerosi bramini fanno offerte di luce e di profumi alle acque della Grande Madre. E’ la Ganga Aarati, la celebrazione degli elementi. Terra, acqua, aria e fuoco, dall'aggregarsi dei quali si origina la vita, dal disgregarsi la morte. Insieme a una moltitudine di santoni, curiosi e praticanti battiamo le mani al ritmo dei mantra che cantiamo per accompagnare l’offerta. L’atmosfera mistica è genuina, eppure molti dei sadu, i santoni, che circolano per le strade di questa città, come della vicina Rishikesh, sfruttano l’afflusso dei capitali occidentali e del turismo attratto dalla pratica dello Yoga per intenti puramente commerciali. Abbiamo l’opportunità di visitare l’ashram di Shri Prem Das Jee, appena fuori città, dove il maestro tantrico vive in compagnia dei suo più stretti discepoli, vegetariani che hanno abbandonato l’uso di qualsiasi bevanda alcolica e fatto voto di castità. «Apprendendo a mutare i veleni in nettare, nel mio ashram uomini e donne ugualmente accolti e venerati, raggiungono la meta senza un cammino da percorrere», ci spiega il maestro. Una poesia di Tagore ci viene alla mente: «Anche se le stelle brillano tutta la notte non lasciano il segno del loro cammino».
Step 2: La città degli dei
Nel nostro pellegrinaggio spirituale lungo i vari Ashram della regione settentrionale dell’India, compiamo il percorso inverso a quello delle acque del Gange che scorrendo verso il mare assorbono tutta l'oscurità del mondo. La cultura induista ci insegna che chi voglia trovare se stesso deve fare proprio come il Gange. E’ per questo che la ricerca di sé comporta immensi pericoli l’assistenza di un maestro è necessaria a non perdersi nei numerosi tranelli in agguato. Giunti a Rishikesh ci è subito chiaro perché il luogo viene chiamato la città degli dei. La concentrazione di centri di culto, di Yoga e meditazione è ancora più impressionante che a Haridwar. Percorriamo una strada di montagna piena di tornanti che sale da Rishikesh per oltre venti chilometri nella foresta dell'Himalaya dove accanto al sontuosissimo palazzo di un marajà si trova un centro di yoga e medicina ayurvedica. Il luogo dalle atmosfere soft, lo stile lussuoso e ricercato, sembra essere creato a misura del turista occidentale. Probabilmente non è qui che ci sarà dato di incontrare un guru che risvegli in noi i poteri divini e che ci sostenga in quel processo pericoloso del risveglio di ogni aspetto dell’essere, anche il più oscuro, per raggiungere la realizzazione del Sé.
Step 3: Nascita della Grande Madre
Laxmanjhula ci conduce, percorrendo solo pochi chilometri di cammino, in una dimensione lontana dai rumori e dalla civiltà dei centri abitati. Attraversiamo il ponte che collega le due sponde opposte del Gange. Sotto di noi scorrono ancora terse le acque della Grande Madre circondate dalla vegetazione rigogliosa delle colline che delimitano il letto del Gange. Tutt’intorno alcuni templi, il Trayambakeshwar primo fra tutti, e luoghi di culto appollaiati in un magnifico scenario naturale. Queste stesse acque si presenteranno alla città di Vanarasi come le più sporche e inquinate al mondo, così cariche di batteri da risultare prive di ossigeno disciolto. Eppure è proprio lì che gli indù compiono le loro abluzioni per purificarsi, nell’acqua che porta con sé tutti i mali e le oscurità dell’uomo.
Proseguiamo il nostro viaggio fino a Gangotri, dove in prossimità delle Sorgenti del fiume Gange si trova il tempio venerato da tutti gli Indù dedicato alla Grande Madre. Il fiume, largo qui al massimo una decina di metri inizia la sua corsa verso il Golfo del Bengala. In realtà è a Gaumukh, che sorge, a una ventina di chilometri da Gangotri. Ma è qui che la leggenda colloca lo scoglio dove Shiva si unì alla dea Ganga dando vita al fiume.
Di Sara Argentesi