parte terza...
Mentre i grattacieli si fanno sempre più vicini, sulla sinistra passiamo dal Museo e subito dopo tagliamo a metà, lungo il suo lato più corto, Hyde Park. Raggiunta Elizabeth Street, posta perpendicolarmente rispetto William Street, ci inoltriamo sotto la selva dei grattacieli, e incrociata Pitt Street ci fermiamo al mac Donald posto all'angolo per cenare. Dopo, giriamo a destra e riprendiamo il cammino lungo Pitt Street, in quel tratto isola pedonale, tra due ali di alti grattacieli, alcuni dei quali conservano le facciate degli edifici preesistenti. Benchè fosse sera, non possiamo fare a meno di notare gli eleganti negozi delle griffe mondiali più prestigiose. Fin quando intravediamo adagiato placidamente, come un vecchio amico che ammira bonariamente la baia, il semiarco dell'Habour Bridge. Abbiamo così raggiunto Circular Quay, il punto di approdo dei traghetti che solcano in tutte le direzioni l'immensa baia. Svoltiamo a destra e in quella frescura di una sera di un'estate australiana, tra le luci dei grattaceli che si specchiano nella baia, vediamo svettare le bianche vele illuminate a giorno dell'Opera di Sydney.
I miei compagni di viaggio rientrano dopo tre giorni in Italia, io invece, rimasi ancora altri giorni. Presi a girare su tutti i subborghi di Sydney, andando a trovare anche alcuni amici e con loro visitare i posti più lontani. Botany Bay, Doubble Bay, Rose Bay e molti altri posti che finivano con bay. E' la baia che domina il paesaggio, Sydney è una città costruita intorno ad essa, e la baia compare ogni qualvolta che superi una collina o giri una curva.
Cenai in uno delle decine di ristoranti in Darling habour dopo avere visitato il vicino acquario; presi una birra, tra le vecchie mure che trasudavano muffa di in un pub nel quartiere più antico di Sydney, the Rocks, persi ben 50 dollari al casinò; feci un massaggio rigenerante nel quartiere cinese e camminai a piedi nudi ad Hyde Park. . .
continua.