Ma negli ultimi due decenni, non è stato solo il fiatone degli speleologi dagli occhi arrossati il suono di questa montagna. Oppure il verso dei gracchi portati dal vento sulla cresta. Anche il Monte Corchia, con le sue gallerie e i suoi pozzi giganteschi scolpiti nel marmo, è divenuto purtroppo un terreno di scontro aspro tra cavatori e speleologi. Dopo che più volte le cave avevano intercettato la grotta che si trova pochi metri sotto i piazzali di cava, la magistratura aveva deciso di intervenire per salvaguardare il complesso sotterraneo. E nel 1994, in seguito a un controllo sulle cave, era scattata una reazione: ignoti avevano chiuso gli ingressi della grotta e, con un tocco di raffinata crudeltà, dato fuoco al bivacco speleologico Lusa Lanzoni, costruito a pochi metri dall'imbocco dell'abisso Fighiera. Poi, quasi per risarcire il mondo dellescavazione del danno subito con un minimo di regolamentazione delle cave, è iniziato lo scavo di gallerie e scale nel ventre della montagna che ha portato nel 2001 allapertura del tratto turistico dellAntro del Corchia. Che oggi percorre ciò che rimane del ramo del Serpente (allargato e demolito per raggiungere le dimensioni adatte) fino alla Galleria delle Stalattiti. Dopo tanto rumore, polemiche e battaglie, sul Corchia è sceso il silenzio. Le esplorazioni sono oramai un ridotte a un rivolo mentre la pubblicità dellAntro turistico offre presepi multicolori (con sconto sul biglietto dingresso) e visite guidate. Mentre regolamenti occhiuti vietano agli speleologi di fumare o filmare e fotografare.
Della grotta dove per settantanni la speleologia italiana ha dato il meglio delle sue capacità di esplorazione, conoscenza e studio (talvolta con una sigaretta inumidita tra le dita) non rimane che unombra. Proiettata sul marmo dai fari che illuminano le grigie passerelle metalliche del percorso turistico.