Parte 2:
...Intanto il rumore del vento ed il fragore dei frangenti è assordante costringendoci ad urlare anche ad un metro di distanza.
Verso le 11,00 siamo a circa un miglio dalla costa ma i frangenti alti come edifici di due piani nascondono alla vista lingresso del porto. Chiamiamo la Capitaneria al VHF per avere indicazioni utili. Nulla da fare!! Ci dicono che è troppo pericoloso entrare a causa di bassi fondali e ci consigliano di attendere alla cappa il passaggio della burrasca. Ci sono anche tre motopescherecci di oltre 20 metri che attendono alla cappa e ci invitano, via radio, nelle loro vicinanze. La decisione è unanime: vento in poppa si torna indietro fino a Reggio Calabria.
Purtroppo in circa 60 miglia non ci sono altri porti intermedi.
Sulla nuova andatura le cose cambiano radicalmente. Se il timoniere di turno è attento la barca procede dritta navigando come una petroliera carica a circa 10 nodi. Vado sottocoperta per rimediare i danni. Tolgo i residui delle etichette bagnate dello scatolame che, dopo essersi staccate vagano per la barca ed intasano la succhiarola della pompa di sentina e in pochi minuti libero la barca dalle decine di litri dacqua che sono entrati da ognidove. I calzini continuano a navigare sul paiolo fino a quando li vedo volare fuoribordo: qualcuno, ai limiti della tolleranza, ha
avuto il mio stesso pensiero e mi ha preceduto.
Si cercano vestiti asciutti da indossare e poco a poco la stanchezza assale tutti. Senza accorgermene mi addormento in cuccetta fino a quando le urla del timoniere di turno mi chiamano alle manovre: anche lui è stanco e giustamente vuole il cambio al timone.
Stare al timone di Lady Violet, surfando su onde gigantesche a velocità superiori ai 9 nodi è, a dir poco, entusiasmante.
Superato Capo Spartivento, come per incanto cade il vento e cala il mare (almeno in questo tratto di costa). Bisogna procedere a motore; ma questo subito dopo aver accelerato inizia a perdere colpi. Il morale va a terra.
Già vedo gli ammiccamenti della ciurma che sembrano dire:
mi sembrava strano che in questa barca non ci fosse la fregatura
!!.
Lamico e ottimo meccanico Bubu al telefono mi dice: Vai sereno! Con mare mosso le impurità del gasolio finiscono nel filtro ostruendolo completamente. Basta sostituirlo. E così è stato. Cinfiliamo di bolina nello stretto di Messina. È ormai buio e guidati dal GPS facciamo diversi bordi nello stretto con vento e corrente contrari ma la barca è veloce, stringe bene il vento e a mezzanotte entriamo con il motore zoppicante nel porto di Reggio Calabria. La stanchezza è tanta e le manovre di attracco non sono semplicissime (è la prima volta che manovro in retromarcia questa barca) ma aiutati dagli uomini del porto superiamo anche questa difficoltà senza troppi problemi.
Il giorno successivo è dedicato al relax, a sistemare la barca, ad asciugare i vestiti, a far compere e ad una interessantissima visita ai Bronzi di Riace che lascia tutti noi a bocca aperta di fronte alla bellezza di questi capolavori. Le due notti trascorse a Reggio ci restituiscono lentusiasmo e le forze per proseguire il viaggio. La mattina è stupenda: finalmente un po di sole, mare calmo e bollettini favorevoli con venti moderati di scirocco.
Si salpa alle 6,00 ma appena fuori del porto suona il cicalino dellallarme motore: dallo scarico non esce più lacqua del
raffreddamento!! Nella ciurma girano i soliti ammiccamenti. Per paura che la corrente spinga la barca sugli scogli, mentre sostituiamo la girante, issiamo le vele e nella brezza dello stretto ci mettiamo alla panna: genoa a collo, randa e timone sottovento.
Mentre in due fanno la guardia in coperta, gli altri lavorano alla sostituzione della girante, che non è proprio un lavoro semplicissimo, sia per la scomoda posizione della pompa che per la mancanza della guarnizione nella confezione del ricambio; siamo quindi costretti a costruirla ritagliandola dalla copertina di un depliant che si trova a bordo. Loperazione dura circa due ore ma alla fine riesce tutto. Il resto del viaggio è solo
poesia! Una poesia molto particolare apprezzabile solo da orecchi ed occhi di chi ama profondamente il mare, la natura, le barche e lamicizia che da esse deriva. Uno scirocco di 20 nodi ci accompagna attraverso il golfo di Taranto, lungo il canale dOtranto, fino al Gargano dove tutto si spegne lasciando il posto al fastidioso ma indispensabile rumore del motore che ci porterà, alle 3,00 di domenica 2 maggio, al pontile dellAssonautica nel Marina Dorica.
Le ore si susseguono con regolarità e tutto funziona a meraviglia: la barca, con le riparazioni improvvisate, i compagni, con gli scherzi chiassosi ed i silenzi, i turni nelle lunghe ore notturne ed i pasti che sono stati sempre consumati regolarmente e, cosa molto importante, caldi. La natura non ci ha mai lasciato incantandoci con i suoi spettacoli, a volte tremendi a volte meravigliosi, come le decine e decine di delfini che ci hanno sempre accompagnato, sia di notte che di giorno, giocando e saltando sotto la prua della barca. Anche lincontro con un piccolo uccello verde dal becco lungo ed appuntito, atterrato in pozzetto, ha contribuito ad avvicinarci alla natura anche se il poveretto, evidentemente stremato ed infreddolito, non è riuscito a superare la notte nonostante le cure amorevoli della ciurma, e, come tradizione vuole, è stato sepolto in mare.
Sono le 3,00 di domenica 2 maggio; il viaggio è finito e ci siamo buttati tutti nelle nostre cuccette per riposarci trascorrendo insieme lultima notte prima di tornare alla vita di sempre.
Mentalmente, mentre il cervello si annebbia, faccio un bilancio e cerco di tirare le conclusioni.
È andato tutto bene: siamo riusciti a portare la barca ad Ancona con solo due giorni di ritardo, siamo rimasti uniti e non ci sono stati incidenti irreparabili. Da cosa può essere dipeso? Dalla qualità della barca? Dalla fortuna? Dalla capacità di ognuno di noi a svolgere ruoli difficili con saggezza e competenza?
Si. Forse da questi fattori o da un mix di tutti o anche da altri che adesso non riesco a vedere. Mentre mi sto addormentando, di una cosa sono certo, parafrasando la massima degli amici di pontile: la Barca è la Barca, ma la f
.. è la f
.!, ma penso: la Barca è la Barca ma lAmicizia è lAmicizia!