Conobbi Norman mentre mi stavo bevendo una birra sotto una tettoia puzzolente adibita a negozio di alimentari nella selva di San Luis Potosì.
Mi invitò nella sua capanna e nacque una amicizia. Siamo tornati un mese fa in quell’umido anfratto di selva per farci tre giorni lontano dalla città. Tra frinire di cicale, e scrosciare di ruscelli abbiamo registrato qualche pezzo suonato con la chitarra. Norman ha i suoi “diavoli” annidati in una una biografia personale tutt’altro che monotona.
Otto anni fa, in Texas, gli hanno sparato dritto nel collo, ne è uscito vivo ma con una semi paralisi alla parte sinistra del corpo.
Da quel momento ha cercato di mettere la testa a posto ed è venuto in Messico, patria per eccellenza di rifugiati che scappano da una vita per iniziarne un’altra. Tiene la chitarra in orizzontale sulle gambe, tocca le corde come se fossero lettere in braille, le esplora con i polpastrelli e le pigia in modo strano per fare accordi che la sua mano sinistra non è più capace di fare nel modo convenzionale. Fuori cicale e grilli accompagnano strofinando le zampe come archetti di violino e la pioggia cade come maracas sul tetto. Questo è il video che ho fatto per voi.