PARIGI - Hotel Eiffel Capitol
Ero sul volo che in una manciata di ore mi avrebbe depositato in patria, Milano Malpensa via Parigi, e me ne stavo imbambolato a osservare il pianeta che scorreva in slow-motion 10 mila metri più sotto. Povera Terra mia! Ho raggiunto il caribe accompagnato dalla notizia di una cisterna che ha tragicamente rovesciato il suo fetente carico di acido solforico nelle acque di un fiume cinese e la cosa non mi è andata giù. E come potrebbe? È proprio nelle acque di Cina che sogno di compiere fra qualche mese la prossima e tanto agognata spedizione, e guarda te che brutto pasticcio. Sono profondamente addolorato, per me, per i pesci e per i cinesi. Come non bastasse, giorni fa sfogliando un giornale ho scoperto con disperazione e disgusto che un bombardamento lungo la costa libanese ha provocato una gigantesca fuoriuscita di petrolio da una raffineria, impestando una notevole porzione di Mediterraneo. E ti pareva! La guerra è immancabilmente una somma di lutti e devastazione. Sarà che sono stanco per queste 4 settimane di tira e molla o forse sarà che non ho più l'età per sopportare tutto, ma si può volare sopra tanto splendore e sentirsi così tristi, impotenti, smarriti? Eccolo lì il nostro bel pianeta ferito, il mio compagno di viaggio prediletto martoriato una volta di più.
Così ho messo sulle ginocchia il laptop e provato a buttare giù una riflessione che potesse in qualche modo proiettare i funesti pensieri fuori dalla mia testa, come se il dolore, assumendo una forma visibilmente extracorporea, potesse farsi meno oppressivo e darmi tregua. Siamo un'umanità aggrappata come muschio a questa magnifica roccia di colore blu, la più bella della galassia, e dovremmo cercare di amarla più che si può, invece... per tre settimane ho navigato circondato dal corallo che sbianca e muore per colpa delle nostre emissioni velenose, i nostri liquami sapiens. Bah!
La dominante blu che filtrava dall'oblò e da anni colora i miei orizzonti ha fatto il resto.
Il risultato è questo poemetto polemicobiecologico che ho battezzato Pianeta Blues e che ho pensato di divulgare tramite questo blog di pure e semplici anime viaggiatrici, distanti geneticamente da sprechi di bombe e detersivi.
Dimenticavo: la musica che ho messo in sottofondo zampilla come acqua di fonte dalla chitarra dell'immenso Pat Metheny. Respect!!
Save the planet.
Hugs!!